#YoDecido: mai consegnare i corpi allo Stato (Nè per tutele Nè per proibizioni)

aestet:

Non ne ero a conoscenza, colpa mia, chiedo scusa e condivido.

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Appena concluso l’intervento in diretta con RadiAzione provo a riassumere riflessioni e anche la giornata di lotta di oggi, a partire dalla Spagna, dove le donne si battono contro la legge Gallardòn, fino alle strade e le piazze italiane in cui tante donne hanno portato la loro solidarietà.

Lo Stato interviene sui corpi delle donne, appropriandosene e ignorando la scelta delle donne, in più modi. Il corpo delle donne viene affidato al papà Stato quando gli chiedi tutela, gli chiedi di decidere al posto tuo, per esempio, e dato che lo Stato ha una vocazione patriarcale quel che trovo assurdo è che ci siano donne, anche femministe, che reclamano a gran voce di essere poste sotto tutela dallo Stato. Esigere tutela, essere felici quando lo Stato decide per l’irrevocabilità della querela, ad esempio, quando cioè decide che la tua scelta non conta perché ti considera malata, troppo fragile, con…

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Ripropongo questo post… e faccio outing. #leultimeparolefamose

… non riaprivo il mio blog da quel giorno, il 13 aprile, scritto nei momenti più critici della vita di mio padre. Che proprio in quel momento in cui io scrivevo questo blog cercando consolazione alle mie angosce lavorative, lasciava la sua vita sul pavimento del supermercato, stroncato da un infarto e portando con sé il suo affetto e la sua vita, che non capirò mai abbastanza.

Ricordo proprio che scrissi questo post in un momento in cui una grazia enorme sollevò le mie angosce lavorative, in cui mi era stato detto ancora una volta che dovevo fare da sola, che non mi avrebbero ancora assunto, per ora.. dopo 7 anni, dopo file all’uff. collocamento, dopo l’umiliazione per la visita dell’invalidità. Come se fosse l’unico modo per farsi assumere.

In quel preciso momento, nel momento in cui si compiva la vita di babbo, sono riuscita a trovare il bello di quel momento. E mentre lui moriva, io scrivevo questo post e trovavo le mie consolazioni.

E ricorderò ancora le mie parole, lungo la salta, alla fine della mattinata lavortiva, nei saluti per il week end coi ragazzi, in cui parlando di rapporti con nonni e genitori dicevo che quando saluto mia nonna la sera penso sempre che la mattina dopo potrei non trovarla sveglia, mentre per i miei genitori questo pensiero è più remoto.

Le vere ultime parole famose.

Forse… la forza… ma non so se basta.

Forse… la forza… ma non so se basta

Prima vera giornata di sole.
Daniele rumoreggia pulendo il frutteto dalla selva che l’acqua ha allevato. Gli altri stanno togliendo dall’albicocco il seccume della monilia che la pioggia ha veicolato in fioritura. Povero albicocco. E poveri noi che non si porta mai a casa un raccolto come si deve…
Gabriel, profumato al pinolene dell’heliosoufre, da pensieroso che era adesso canta Guccini e immagina la strada.
Gianluca… dai cazzo con quella zappa, ste povere piante adesso hanno una crosta intorno che le affoga…
Raniero mi chiede della mia prima vera storia d’amore e zappa paziente al mio ritmo… consolo l’umore mattutino di piccole gioie e silenzio per un po’ le mie angoscie…
Sociale anche per me questa agricoltura.

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Ciao mamma, ho un lavoro. E’ gratis ma fa curriculum!

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Leggo di questa cosa e come a tante altre persone mi vengono in mente parole scurrili, battute acide e sarcastiche. Veleno, perché di questo veleno è fatta la vita di noi precari/e.

Dopodiché sai che me ne faccio degli incentivi per le assunzioni di persone di sesso femminile? Niente. Non me ne faccio niente. Perché c’è gente che neppure cerca più un lavoro, ché tanto non te lo danno affatto.

Davvero questa gente non capisce. Non conosce l’umiliazione, il dover vestirsi di tutto punto per fare bella figura mentre lo sfruttamento viene legalizzato e mentre ti promettono una citazione sul curriculum ti succhiano l’anima. Allora, da persona che ha un curriculum colmo di citazioni di lavori gratuiti, collaboro a sfatare un mito. Non serve a un cazzo. Anzi. Per trovare lavoro il curriculum lo devi sfoltire di tutto lo sfoltibile perché troppa roba procura una vertigine a…

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aestet:

Amazing… the publication desperation!

Originally posted on Retraction Watch:

elsevierFor several months now, we’ve been reporting on variations on a theme: Authors submitting fake email addresses for potential peer reviewers, to ensure positive reviews. In August, for example, we broke the story of a Hyung-In Moon, who has now retracted 24 papers published by Informa because he managed to do his own peer review.

Now, Retraction Watch has learned that the Elsevier Editorial System (EES) was hacked sometime last month, leading to faked peer reviews and retractions — although the submitting authors don’t seem to have been at fault. As of now, eleven papers by authors in China, India, Iran, and Turkey have been retracted from three journals.

Here’s one of two identical notices that have just run in Optics & Laser Technology, for two unconnectedpapers:

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#occupypoliambulatorio

Arrivo, poco male una decina di numeri avanti a me, allo sportello subito si alzano i toni. Una signora di fuori regione lamenta l’assenza di informazioni: ha portato i documenti richiesti da uno sportellista per una pratica e adesso si sente dire che ne mancano degli altri, da chiederee alla propria padrona di casa. Si inalbera perché dovrà andare e tornare di nuovo, e lo fa per la figlia che studia qua. Le cambia il domicilio per assicurarsi che a sua figlia sia garantita l’assistenza medica statale. Ma i documenti non bastano e non può che scaldarsi e gridare all’incompetenza tornandosene sui suoi passi. Capisco la frustrazione, andare per uffici pubblici sembra di giocare a Super Mario o ci si sente Prince of Persia.
Nel frattempo una vispa vecchietta dal felpato passo appoggiato su due stampelle si intrufola allo sportello di un giovanotto che attende da tanto e chiede, retorica a sua insaputa, “a che ooraa aprite pomeriggio?”, stressando sulla parola ora come se fosse la giustiziera dell’orario della pubblica amministrazione. La sportellista le risponde gentilmente ma tenta di chiudere rapida e la vecchina, non paga dell’attenzione ghermita, incalza con altre domande. Alla fine le consigliano di aspettare, e aspetta anche dietro di me che ci metto una vita perché il programma che ci vuole per il mio tesserino è su un altro terminale che va acceso.
Perfidia da ufficio pubblico…

Originally posted on Piazza della Carina:

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