Un pensiero sui fatti sconcertanti di Parigi. Don Franco Monterubbianesi

Agli amici tutti

Ci siamo risvegliati il 14 con l’incubo di ciò che è successo a Parigi.

Non possiamo non parlarne per cercare di capire come reagire insieme. Ho letto ieri quattro giornali per approfondire. Dobbiamo reagire non con la guerra: sarebbe un’ulteriore guerra ai poveri,  a coloro che fuggono dalle loro terre a causa degli estremismi e della terribile colonizzazione occidentale. Possiamo considerare tutto ciò che è accaduto come la reazione terribile e fanatica dei terroristi.

I terroristi sono uomini “non più umani” come dice papa Francesco, armati solo dall’odio, dalla sete di morte, per cui arrivano ad uccidersi per uccidere.

Il mondo è impazzito nell’odio alla vita, all’umano, alla pace, alla libertà. Ed è per questo che dobbiamo costruire un mondo fraterno, uguale e libero per tutti contro ogni violenza ed ogni strapotere. Ed è questo che l’Occidente deve riconoscere. I suoi continui misfatti, i suoi commerci delle armi, l’aver perduto completamente ogni visione diplomatica del bene comune a livello mondiale, con le sue compromissioni coi poteri forti dell’economia e i poteri dittatoriali che nel mondo sono presenti e sono terribili.

In fondo i giovani eritrei che a rischio della vita nel deserto e nel mare vengono da noi fuggono da un governo che il nostro governo appoggia. Così vengono appoggiati gli stati arabi, dove l’oppressione dei cittadini è tremenda. E ciò che abbiamo fatto con la guerra in Afghanistan, in Libia e stiamo facendo in Siria costringe la gente a fuggire, in cerca di pace.

E’ allora, insieme a loro, che dobbiamo allearci per dare un futuro alla nostra economia e al nostro welfare, per costruire con loro una società migliore.

Ma a nome di chi si farà ciò?

Noi cristiani abbiamo  non l’abbiamo capito ancora perché guardiamo alla religione anche noi, e non alla fede. E’ alla fede che dobbiamo chiedere la risposta, perché la nostra Fede ci dice che il nostro non è un Dio potente, che vuole la guerra, ma è un Dio che muore, che dà la sua vita umana sino in fondo per la nostra pace, la nostra gioia, la nostra vita tranquilla.

La Fede è sconcertante rispetto alla religione in cui ci costruiamo la relazione con Dio, e lo vogliamo onnipotente. Solo che questa lezione che Dio ci dà è estrema, perché anche noi, se vogliamo essere veri cristiani, dobbiamo dare la nostra vita agli altri, portando anche noi la Croce.

I terroristi ce l’hanno con la croce, non sanno che per noi la Croce è un invito ad amare anche loro, perdonarli come uomini, invitarli ad integrarsi e lottare insieme per cambiare le cose, e non vedere solo le nostre colpe.

Occorre, per cambiare le cose veramente, la Misericordia. Per la lezione del Giubileo della Misericordia deve continuare, anche per i terroristi. Però la forza dei terroristi è che riescono a convincere tanti giovani a diventare “foreign figthers”, diventare violenti, disumani, diabolici.

Ma noi cosa diciamo ai nostri giovani? Quale invito all’amore del prossimo riusciamo a dare? Il Terzo Settore, la Chiesa, lo Stato?

Eppure noi diciamo che solo i giovani sono i portatori naturali della Speranza, quella soprannaturale che fa andare avanti la storia. Quella speranza che nei poveri funziona, dando loro la forza di resistere e cambiare le cose, che per essi vanno avanti nonostante tutto.

Allora diamo ai giovani la forza, l’esempio, perché alleandosi ai poveri che oggi sono anch’essi impauriti dalle nostre reazioni osino cambiare le cose, applicare le leggi sociali, pur buone che facciamo.

Noi abbiamo il nostro messaggio sul “dopo di noi”, che deve funzionare con il durante noi. Alleandoci con le famiglie, con gli enti locali, con le forze vive del territorio, e soprattutto coi giovani, “prima del dopo”:

Ai Castelli a Roma e nel Lazio vogliamo portare il nostro messaggio concreto, dove i giovani devono, imparando dal volontariato, prepararsi a lottare per una società più integrata, dove i deboli, come anche gli immigrati, i disabili giovani che hanno bisogno di futuro e tutte le persone in difficoltà con i giovani, in una vita nuova e bella.

Quello che stiamo cercando di fare ai Castelli coi giovani, in un futuro di integrazione che cercheremo di incominciare nelle stesse scuole superiori nell’alternanza scuola lavoro e che lanceremo a Natale, per farlo capire nel suo articolarsi concreto, può essere per voi motivo di speranza su ciò che sta succedendo a livello mondiale, perché è con i giovani, con quelli non violenti, ma che si dedicano con tanto slancio al servizio dei più poveri, che la società può cambiare, e trovare il suo volto umano.

La nostra non è un’utopia, ma un cammino concreto che stiamo cercando di vivere e su cui è certo che la dimensione mondiale e globale cercheremo di darla come educazione profonda ai giovani, perché dal globale nasca un locale diverso, che li incoraggerà, e darà loro un senso concreto di vita: quella che sarà scevra dall’egoismo.

http://capodarcoinmovimento.blogspot.it/2015/11/la-comunita-capodarco-e-il-dopo-di-noi.html

Vi abbraccio.

— 

Saluti Don Franco Monterubbianesi

Fondatore Comunità di Capodarco

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