Piazza della Carina

There’s a child’s doll on the stones
By the ashes of the fire
Broken, limbs dangling. Where is the child,
You ask, and look away, Wondering, perhaps
Then turn back, looking once again.

It is not a doll.

And the father on his hands and knees, scrabbling in the dirt
Isn’t an extra in a movie, paid to grovel and cry.
The tears are real, the blood is real
And the dead children really die.

And only the flies remain, buzzing
Their buzz, and another buzz,
Overhead.

And you hear a voice saying
This is the good war,
This is the price of freedom
And perhaps you hear voices saying
It’s very sad, but such things must be.

After all, these people have beards, wear turbans
The women cover their faces
And you can’t understand what they’re saying
Maybe they don’t really mind dying
As much as real people do.

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there must be something I don’t get

… just like I have to do something better if anyone does not give a f***k about me, it’s better I do not give a f***k about anyone else and do my job.

to be continued…

…I cannot stand some kind of situation anymore…

La sindrome di Münchhausen, la perdita del tubo e altre amenità

C’è un amico lontano che ad ogni suo post mi legge nel pensiero. Ma come fa? Ci riesce perché prima di me ha vissuto le mie stesse disavventure, ma ha indubbiamente più determinazione e motivazione di me.

Vorrei rassicurarlo e dire che non mi scoraggio, non perdo la speranza, non mi abbandono alla sensazione dolorosa che induce in me la rassegnazione ad un destino ineluttabile.  Ma non sopporto più la sensazione di percepire la “deriva del mio corpo”, ancora una volta come succede in questo periodo. Sto perdendo anche le redini perché, nonostante abbia acquisito un altro stile di vita, non trovo i risultati sperati, se ne va tutto alle ortiche un’altra volta ancora. E mi vien da gettare la spugna. Lo ammetto, non riesco ad essere precisa e questo mi avvita in un discorso autodistruttivo nel quale sono paralizzata e non posso che trovare parole di sgradevole lamentela. Al contempo, non so conciliare lo sforzo intimo necessario per essere più possibile decisa con me stessa e sul lavoro. Il lavoro, la ricerca di un po’ di soddisfazioni dalla propria attività celebrale ha sempre rivestito un ruolo fondamentale nella mia vita, tanto spesso da farmi pensare al corpo come ad un accessorio inevitabimente ingombrante e spesso con delle esigenze davvero futili e risibili. Negli anni sono riuscita a capire che una cura del proprio corpo sia necessaria al lavoro e alla sanità di mente, ivi compresa la cura dell’alimentazione: ho sempre pensato che siamo ciò che mangiamo. Allo stesso tempo, c’è una vita che richiede tempo, sforzi, che richiede concentrazione e mette in discussione l’autostima, l’esperienza, il valore di sé … e il tubo inevitabilmente perde. La richiesta continua di prestazione, l’incertezza della propria resistenza fisica, l’attenzione a mantenere alta la guardia e vigile la concentrazione fanno produrre cortisolo, ormone dell’autodistruzione che grippa tutti i meccanismi mentali che aiutiamo con gli omega tre, la dieta a basso indice glicemico, e tutto il resto dei comportamenti che cerchiamo di tenere per tamponare gli eccessi. Semplicemente, i miei comportamenti virtuosi non sono abbastanza per tamponare i miei comportamenti non virtuosi, sia dal punto di vista mentale, sia fisico. Non posso fare propositi, ma devo, la zona erronea da curare è la convinzione di essere insostituibile e dover essere sempre presente. Putroppo sembra che sia così spesso: la vita del rivoluzionario (da salotto, come mi hanno detto a volte) è dura perché ha più fronti e non solo, implica un radicale cambiamento delle proprie convinzioni, la produzione di esempi a proprio rischio e pericolo, l’assenza di un qualsivoglia cedimento, la condizione di solitudine a volte. Per fortuna la solitudine non è sempre assoluta, ci sono, in giro nel mio mondo, pazzi come me che sposano la mia stessa causa, ma nessuno di noi può mollare. E siamo sempre sulla corda. Sbaglio nell’autoconvincermi che il mondo abbia bisogno delle mie prestazioni senza che sia lecito trarne una soddisfazione, lo so, pare un autoelogio e addirittura un’autocommiserazione, invece no. E’ solo flusso di coscienza. Un giorno passerà, ma serve per capire da dove vengono certi meccanismi mentali che inceppandosi, inceppano la volontà e poi il corpo.

E il corpo, semplicemente, si ammala: non solo perché il tubo, il secondo cervello (l’intestino), si permeabilizza agli antinutrienti che continuamente ingeriamo, convinti inoltre che ci facciano del bene alla salute, in virtù proprio delle loro proprietà antinutrizionali; ma anche perché per la mente la condizione di malattia del corpo è uno stato di rilassamento potentissimo (da una parte, dall’altra è una tensione dell’ego razionale)  per l’ego irrazionale. Se ti ammali, nessuno può dirti che è colpa tua: una malattia organica è una disgrazia, per cui tutti ti lasciano in pace a curarti. Pare poco.

Nell’ultimo post del mio amico Leonardo, si parla della sindrome di Münchhausen: ancora una volta, mi pareva di rileggermi! Non tanto perché sia un’amante dell’autocommiserazione, ma perché la mia base culturale mi ha fatto accettare la malattia come una catarsi. E poi, al solito nel mio peregrinare ospedaliero, ho scoperto che questo tipo girare per analisi, controlli, scartoffie ospedaliere mi fa sentire “protetta”. Lo dico tranquillamente fuori dai denti, no responsibilities, no pain, no feeling of guiltyness, nessun tipo di pressione esterna. Semplicemente: come è andata? E se tutto va bene, mi posso prendere il merito dei miei miglioramenti, mentre se le cose non vanno meglio, posso sempre scaricarla sul fato avverso o sulla mia condizione organica che ha bisogno di più cure. Lede alla dignità? Probabile, allo stesso modo conferisce la possibilità di affermarla tenendo la testa alta come chi lotta contro un mulino a vento senza dare a vedere di riconoscere il proprio nemico immaginario. Dove voglio arrivare? Da nessuna parte, solo dicendo che spesso non è facile prendere in mano le redini della propria vita e delle proprie responsabilità e chi ha una malattia cronica ha a portata di mano una via di uscita rapida e indolore per la coscienza. Allo stesso modo, spesso un peggioramento delle proprie condizioni non è voluto, arriva perché si fanno delle scelte di vita sbagliate (e vai a sapere quali) e perché non è sempre possibile scegliere quali siano le proprie responsabilità e i propri doveri, ma bisogna fronteggiarli anche senza essere pronti.

Vero la mente deve essere sveglia e il corpo pronto… sto ancora cercando di capire come accondiscendere a entrambe le esigenze nello stesso momento.
Non abbandono, non sono incostante, non frigno, non cerco giustificazioni e non mi autocommisero. Ma non appioppatemi colpe dall’esterno.

Buon mare

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Sciuscia` e sciurbi` nu se po’ – Non se pole canta` e porta` Cristo

Vero…oggi preferirei una botta in testa dopo questa settimana da incubo. Ma bisogna sempre impegnarsi il doppio per vedere il proprio valore professionale riconosciuto la meta`. Lavorare ancora ed ancora per la schiavitu` di chi pensa che un compenso sia un obolo. Perche` l’agronomo e` un mestiere strano … chi pensa che sia poco piu` di un agricoltore, chi pensa che sia un emerito rompipalle che controlla tutto quello che fa l’agricoltore, chi lo declassa a scribacchino parassita, e chi nel migliore della ipotesi e` considerato un buffo soggetto che si aggira per i campi a dispensare consigli per tamponare emergenze ed evitare che altrre ne sorgano e poi …che fara` in ufficio?

E pensare che questo e`il mio ultimo caso. Non e` bastata la sanzione AGEA, ne` la Monilia che ha predato l’albicocco durante la mia assenza per cambiare l’opinione in merito alla mia professione. Adesso anche la professionalita` e` messa in dubbio. Oggi c’e` la raccolta fragole: per protesta mi porto la direttiva nitrati mentre i ragazzi raccolgono!

Vado. Perche` le fragole mature, sane e biologiche certificate potrebbero non aver bisogno di un agronomo.

It doesn’t matter the job, it’s just a matter of power and gendre

This is a post about Italian TV journalism, it’s also already translated at the bottom and it must be shared because sexual discrimination in work choices is annoyiong nowadays. For more than 40 years, male capitalism have been stealing women rights and consciousness on the only purpose to turn it into consumption. Capitalism system has been trying to screw feiminism just to make more money, the factories pushed for women’s freedom, as regarding, freedom to work, to have money to buy stuff. It’s not about rights of choices in life, it’s all about choices in lifestyle.

Read, get aware and make as much noise as possible!!!

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2012/03/22/quarto-poteremaschile/comment-page-1/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter#comment-293022

strawberry fields… about to be true!

Just 20 days to go…

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Apricot blossoms… forever

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Because miracles happen every year, and luckily this happens even without thanks to me!

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Pensiero del giorno-accumulo al vertice.

Gli imprenditori producono ricchezza. Ed essere ricchi è un diritto che non va compensato con una maggiore responsabilità sociale perché la ricchezza privata è anche pubblica.
Cosa fanno gli imprenditori? Prendono una materia prima informe e la trasformano in qualcosa di utile, ovviamente questo ha un costo che deve comprendere anche il lavoro della’impresa. Ma cosa succede davvero a livello comune?
Di fatto, ogni attività produttiva consuma a basso costo risorse naturali (dunque pubbliche) e produce rifiuti speciali (da smaltire con contributo pubblico) per ottenere un bene che un domani diventerà un rifiuto semplice, auspicabilmente differenziabile, altrimenti consumerà altro suolo fertile, petrolio, acqua, aria pulita (risorse globali) per essere smaltito.
Cosa rimane?
I soldi di chi compera il bene distribuiti in proporzioni diverse alla catena della produzione. Che si accumulano al vertice, come i metalli pesanti nel grasso degli animali al vertice della catena alimentare.
Che sono tossici ed inquinanti.
Pensateci quando sfogate le vostre ansie e vi sentite appagato consumando.
Pensateci sul bagno: escono i migliori pensieri.

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#twittamidinotte – le regole del mal di pancia

Nascosto, sordido e spietato, tra le pieghe della giornata, ronza fino allo sfinimento del sistema nervoso e al cedimento della sovrastrutturale autostima.
Vigliacco si insinua a rubare le ultime forze e, quando nell’ultimo bagliore che precede il sonno l’impegno s’applica alla rimozione dei segni della giornata appena scorsa, s’aggrappa alle membra costrinfendole ad una coatta tappa indesiderata sulla strada che, spianata conduce a sprofondare nel giacilio. Momento rubato, coattamente rapito, che carico del suo tentativo di affrancamento da un faticoso destino, svela il desiderio del corpo che anelava al riposo fin dal risveglio.