#occupypoliambulatorio

Arrivo, poco male una decina di numeri avanti a me, allo sportello subito si alzano i toni. Una signora di fuori regione lamenta l’assenza di informazioni: ha portato i documenti richiesti da uno sportellista per una pratica e adesso si sente dire che ne mancano degli altri, da chiederee alla propria padrona di casa. Si inalbera perché dovrà andare e tornare di nuovo, e lo fa per la figlia che studia qua. Le cambia il domicilio per assicurarsi che a sua figlia sia garantita l’assistenza medica statale. Ma i documenti non bastano e non può che scaldarsi e gridare all’incompetenza tornandosene sui suoi passi. Capisco la frustrazione, andare per uffici pubblici sembra di giocare a Super Mario o ci si sente Prince of Persia.
Nel frattempo una vispa vecchietta dal felpato passo appoggiato su due stampelle si intrufola allo sportello di un giovanotto che attende da tanto e chiede, retorica a sua insaputa, “a che ooraa aprite pomeriggio?”, stressando sulla parola ora come se fosse la giustiziera dell’orario della pubblica amministrazione. La sportellista le risponde gentilmente ma tenta di chiudere rapida e la vecchina, non paga dell’attenzione ghermita, incalza con altre domande. Alla fine le consigliano di aspettare, e aspetta anche dietro di me che ci metto una vita perché il programma che ci vuole per il mio tesserino è su un altro terminale che va acceso.
Perfidia da ufficio pubblico…

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